Il recinto e l’orrore

Il “pentito” eritreo, della tratta dei migranti, che ha rivelato come chi non riesce a pagare viene venduto al mercato degli organi, oltre a inorridirci, deve spingerci oltre l’orrore. In verità, la letteratura ce lo aveva anticipato (o rivelato) da due decenni; Camilleri lo racconta, senza troppe differenze dalla realtà, in Gita a Tindari; così come ci fa capire tutto quello che c’è da capire sul rapporto tra tratta e mafie. Lascia attoniti, è indubbio. Ma, come per i lager, l’orrore va analizzato e, così, diviene il rivelatore di un’essenza neanche troppo nascosta: quella del capitalismo che no ha più limiti, perché viene percepito senza alternative; dunque portato alle sue estreme (ma insite) conseguenze: esseri umani poveri e disperati, usati come “pezzi di ricambio” per altri esseri umani ricchi, “consumatori” inconsapevoli (o distratti) dell’origine della “merce”. In mezzo, “stimati professionisti” e cliniche “rispettabili”, che contribuiscono all’impalpabilità del mercato. E, naturalmente, il profitto, i “piccioli”, una massa enorme di piccioli. Nessuno stupore, dopo “Mafia capitale”, che una delle centrali organizzative fosse un altrettanto “rispettabile” negozio di Roma, il cui proprietario, immagino, si sarà lamentato con i clienti per il peso insostenibile delle tasse, che “non ti lascia campare”. Parafrasando il poeta: “Questo è il Paese, onde cotanto ragionammo insieme?”. Quest’orrore che conoscevamo in Brasile o in Guatemala, avviene (non da oggi, mi pare evidente) a poche centinaia di metri (almeno metaforicamente) dalle stanze del Nazareno. E’ un’iperbole, lo so. Eppure, leggendo questa notizia terribile e i resoconti della performance del PD (ma quale Direzione, siamo seri!), non ho potuto non pensare al divario insostenibile tra ciò che c’è e ciò di cui ci sarebbe bisogno. Cuperlo ha invitato Renzi ad “uscire dal talent”. E’ una trovata carina, ma è una trovata e chi l’ha pronunciata dovrebbe esserne consapevole. Per tante ragioni: perché la politica è stata ridotta a talent (e non solo da Renzi); perché il renzismo coincide integralmente  e geneticamente con questa idea della politica; perché Renzi, ormai, è il PD e piuttosto che lasciare il timone della nave, finirebbe con l’affondarla. Mi sembra, dunque, che è Cuperlo che dovrebbe uscire dal “gioco di ruolo” di una minoranza che, come un botolo, abbaia al padrone; abbaia anche cose giuste, ma lo fa dentro il recinto del talent. Lì dentro non ci sono né volontà, né energie etiche e politiche per quella ricostruzione morale della cittadinanza e del Paese che, sola, può arginare una deriva che riguarda la vita di milioni di persone. Anzi, di miliardi; perché la sinistra italiana ha conosciuto una propria funzione mondiale, tanto tempo fa. Non so se, allo stato delle cose, sarà più possibile (almeno in tempi storicamente percepibili) ricostruire una forza che ponga al centro le persone e i loro diritti (invece di venderli a pezzi, persone e diritti), ma di certo no accadrà dall’interno di quel recinto. Fuori dall’iperbole, per non confondere l’orrore e la critica, la fiction politica sta distruggendo quel minimo di anticorpi etici e culturali che ancora sopravvivono nella società italiana; il PD è intriso di questa fiction; se si vuole costruire una stagione nuova della democrazia, cioè della civiltà, occorre rompere, non con un “cerchio magico”, ma con l’intero recinto; non per andare in un altro più piccolo e rassicurante, ma per cambiare la cultura dominante e i rapporti di forza, sociali assai prima che politici.

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