Il buco della serratura

Come si dice di certi motori, la strategia renziana “batte in testa”. Non sfonda sul piano dell’autosufficienza, non riesce a recuperare a destra quello che perde a sinistra o cede all’astensione, vince solo (e poco) dove, in qualche modo è alleato a sinistra. Ma, la storia e il radicamento della sinistra italiana li sta liquidando; in questo balletto di numeri, non sfuggano i risultati della Toscana. Nella sua regione, tranne Sesto fiorentino, dove vince Sinistra Italiana, il PD cede roccaforti importanti, storiche appunto, come Grosseto o Cecina, alla destra e alla Lega; lo stesso accade a Crotone e lo stesso risultato di Bologna, insieme alle parole chiare e critiche di Merola, dovrebbe preoccupare il Presidente del Consiglio, che farebbe bene a guardare in faccia i risultati, piuttosto che sottovalutarli. Renzi ha dichiarato che vince dove ha rinnovato lui; ma basta il dato di Napoli, la disfatta di una sua candidata, imposta e difesa da tre o quattro ricorsi, a smentirlo palesemente. Per non parlare di Roma, dove ha mandato a casa Marino preparando la disfatta sua e di Orfini.

Vi dico la verità, vedere Raggi e Appendino, sentire le loro dichiarazioni domenica sera, mi ha emozionato, non perché sia sicuro di come faranno le Sindache, ma per il tono e il senso di quel loro contenuto e consapevole entusiasmo; per il messaggio semplice e partecipativo, perché mi sembra esprimano la consapevolezza che il problema è rifondare la democrazia. Confesso anche che – con una storia tutta nel PCI, poi nel PDS e nel PD, fino a quattro anni fa – al ballottaggio le avrei votate, senza i turbamenti che, pure, ho sentito in certe dichiarazioni. Perché serviva una scossa ed è arrivata, perché se la sinistra non è (ancora) in grado di costituire un’alternativa credibile, non è rafforzando il PD, né stando a guardare che se ne aiuta la ricostruzione, ma facendo spazio rispetto ad un sistema di potere, che a Roma ha fatto danni politici e morali incalcolabili. Merola ha detto cose significative, anche se è destinato a sperimentarne, probabilmente, la velleitarietà; perché Renzi non tornerà indietro, ha avvelenato i pozzi e non può farlo senza un suicidio politico, né la minoranza PD è in grado di spegnergli il lanciafiamme. No, non è guardando ancora al loro dibattito interno che si apriranno vie nuove a sinistra. La Direzione di venerdì lo confermerà, credo.

La sinistra deve andare oltre la propria, ormai cronica, ininfluenza; può farlo solo alzando il livello del conflitto sociale e provando a vincere il Referendum d’ottobre, il cui esito, oggi ancor più, non è scontato. Ci sono, tra i milioni di cittadini che non hanno votato, al primo turno e ai ballottaggi, fasce di malessere (non solo quelle, certo), giovani non raggiunti dal senso della politica e della democrazia, uomini e donne di una sinistra potenziale, che non debbono essere conquistati come elettori, debbono essere mobilitati e ascoltati come cittadini, come portatori di bisogni e di diritti. Hanno bisogno di sapere cos’è e a che serve la democrazia, la partecipazione; oppure di riscoprirlo, assai prima di chiedergli il voto. C’è bisogno di tempo e di non perderne più appresso ad alleanze improbabili, perché hanno senso solo se si esprime una forza determinante o, almeno, condizionante. Il PD è assai più debole e, se la sinistra non è più forte, di sicuro ci sono più spazi ed il disegno autoritario, di ristrutturazione della democrazia, non è avanzato domenica. Bisogna approfittarne.

Anche all’esperienza dei 5 Stelle, senza sconti o crediti eccessivi, serve tempo; serve non dare per scontato che una maturazione politica sia impossibile. La verifica vera sarà il loro impegno nel Referendum; sono una forza decisiva per l’ottobre, ma possono essere tentati dal giochetto politicista dei premi di maggioranza, sottovalutare la loro funzione potenziale e accontentarsi di un autocompiacimento narcisista. Non me lo auguro, ma non lo escludo. Anche in questo caso, non è indifferente il clima sociale del Paese, il tasso di conflittualità che saremo in grado di riaprire. Sono mesi decisivi e, dalla nascita di Sinistra Italiana, è già passato troppo tempo, senza che il disegno di un processo costituente di massa sia nemmeno visibile. Bisogna ricostruire e schierare un popolo, in pochi mesi, non lo faremo continuando a guardare dal buco della serratura del Nazareno; lo faremo solo nei bar, nei luoghi di lavoro e nelle piazze; lo abbiamo fatto sempre e non vedo perché dovremmo essercelo dimenticato. O le nostre biografie sono così cambiate?

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