Monthly Archive, maggio 2015

Il velo di Maya

A qualcuno potrà essere sembrato eccessivo il nesso espresso da Stefano Fassina, tra l’impossibilità di cambiare il Disegno di Legge sulla scuola e la sua permanenza nel PD.

E’ evidente che questa sua intenzione – espressa in modo così esplicito – è il frutto, anche, di un dissenso più generale; di un giudizio complessivo su ciò che quel partito è ormai diventato, su una mutazione genetica verso idee, valori e pratiche della destra e del populismo. Un giudizio, ogni giorno di più, espresso da elettori e militanti che se ne allontanano silenziosamente e sono, probabilmente, sostituiti nel saldo numerico da elettori di destra.

In realtà, però – voglio dirlo da insegnante e da cittadino – quel che Fassina dice (se non si può cambiare quella legge, non posso restare nel PD), ha un valore in sé, di coerenza e linearità politica, indica che la battaglia degli insegnanti e degli studenti, in queste settimane, ha fatto emergere la scuola come un grande tema nazionale, non è un problema “settoriale”. La posizione di Fassina significa tre cose essenziali: il modello di scuola, che il disegno del governo prefigura, è anche un modello di società privatizzata ed autoritaria; dopo che la minoranza PD non è riuscita a modificare il Jobs act e la riforma elettorale, non riuscire in quest’ultimo tentativo certifica l’impossibilità di “cambiare” gli indirizzi di quel partito “dall’interno”, l’inconsistenza di quella minoranza di fronte alla furia populista di Renzi; dopo l’uscita di Cofferati e di Civati, di fronte al Premier che risponde in modo offensivo ad ogni dissenso interno e ad ogni protesta della società e del sindacato, appare chiaro anche a Fassina che nel nuovo “partito della nazione”, che assorbe Forza Italia, non c’è posto per chi (elettore, militante o dirigente) voglia esprimere valori e posizioni di sinistra, o anche, semplicemente, dissentire dai voleri di questo leader suadente nella forma, intollerante nella sostanza. In sintesi, con Fassina si svela definitivamente l’equivoco di chi pensa che votando PD voti ancora per una forza del centro sinistra, meno che mai di sinistra.