Monthly Archive, agosto 2014

Ipse dixit

Eugenio Scalfari è, senza dubbio, un pensatore libero; un borghese progressista, che, almeno all’inizio, non mi pare abbia mostrato una pregiudiziale negativa verso Renzi. Simpatia, forse, neanche; ma ostilità preconcetta no.

Eppure domenica scorsa, nel suo consueto editoriale (su Repubblica, ovviamente), ha cominciato a togliere , a quanti non si ribellano alla dura legge dei fatti, un po’ di prosciutto dagli occhi incantati.

Dalla controriforma del Senato in mano a consiglieri regionali (cui un po’ di potere andrebbe tolto, visto l’uso che ne fanno); alla legge elettorale, in cui mali e rimedi peggiori dei mali si sommano e si intrecciano senza alcuna analisi del Paese e delle cause della crisi della rappresentanza; alla politica economica, che è, ormai, la sagra dell’annuncio senza risultati; al bluff degli 80 euro, che non hanno prodotto – come era ovvio – alcun aumento dei consumi ( ma un consistente aumento di voti, in un Paese delle banane come questo; frutto che, invece che ai calciatori di colore, andrebbe associato agli elettori scoloriti), mentre quell’enorme cifra complessiva, con una riduzione strutturale del cuneo fiscale, avrebbe potuto dare una spintarella agli investimenti e all’occupazione.

Ma, come a volte accade, la cosa più condivisibile è quella che dovrebbe essere la più ovvia: il patto di ferro è con Berlusconi, e solo con lui; un patto di sostanza, di metodo, di linguaggio, che non può essere smentito, tanto è nelle cose, tanto è palesemente genetico. La differenza col precedente gruppo dirigente del PD – quel partito da cui il sottoscritto è uscito prima che Renzi se lo prendesse – è tutta qui (e non è poco): loro hanno fatto un governo con Berlusconi, questo lo rende superfluo perché lo incarna in una forma esteticamente più presentabile.

Ho già scritto, in questo blog semiclandestino, di come Mastro Lindo possa diventare Calimero; ma che lo scriva, pur con altre espressioni, Eugenio Scalfari, mi sembra decisamente più significativo.