Monthly Archive, giugno 2014

Enrico

Trent’anni fa’ moriva Enrico Berlinguer e, pochi giorni dopo, a Piazza San Giovanni in tanti, veramente tanti, ci saremmo stretti attorno a lui, al PCI, al Presidente Pertini. Molte cose sono state dette e scritte per questo trentennale (anche se gli anni sembrano trecento), tante belle e giuste, altre a sproposito; non è certo mia intenzione aggiungerne di più. Solo, insieme a qualche immagine, ricordo, alcune cose scritte da un intellettuale serio e pubblicate da Carocci.

Credo di aver sentito tutti i suoi comizi conclusivi alle Feste nazionali de l’Unità, dal ’75 a Firenze in poi (o meglio, ne ho saltata una a Genova, non ricordo perché); ho letto, più o meno, tutte le sue relazioni e tutte le conclusioni al Comitato centrale ed ai Congressi, dal ’77 in poi e, per due volte, ho avuto – nella delegazione della FGCI – il privilegio, davvero il privilegio, di ascoltarle dal vivo al quinto piano di Botteghe oscure e, quasi sempre nei Congressi nazionali; l’ho sentito a Frattocchie, ai Comitati centrali della FGCI e, una volta, a 17 anni, l’onere di intervenire ad un Congresso della FGCI, con lui a un metro e le gambe che tremavano; lo ricordo entrare, insieme a Marcello Stefanini, Tonino Tatò e Milly Marzoli, nell’hotel di San Benedetto dove avrebbe dormito dopo un comizio ad Ascoli nel 1980, e dove, con dei compagni carissimi, avremmo fatto la vigilanza (così parlavamo all’epoca); ci sorrise, con quel suo sguardo dolce e gentile, ci dette la mano e ci ringraziò con una cortesia sincera. Chi sa se ha pensato, solo per un momento, che stare lì, tutta la notte svegli, era il nostro modo per ringraziare lui, un piccolo regalo per noi; e se ne avessimo avuto le capacità, e se fosse stato necessario, avremmo fatto molto di più. Quanto ho pianto, in quanti abbiamo pianto in quei giorni; impossibile allora, almeno per me, distinguere il dolore personale e il danno politico di quella perdita. E’ morto troppo presto, mentre cercava di far nascere una fase nuova, cui invece, sono seguiti solo aborti; e il fatto che fossimo convinti che si trattasse di nascite, non ne cambia la natura.

Guido Liguori, in questo libro utile e bello che si intitola Berlinguer rivoluzionario, scrive: “…Il ‘secondo Berlinguer’ – superati i limiti di ‘politicismo’, di un modo di fare politica troppo sbilanciato sul terreno delle istituzioni e del rapporto con i partiti…- aveva deciso di ripartire dalla società: dagli operai, dai lavoratori, dai movimenti, dai bisogni reali; e insieme di iniziare a dar vita a una ‘riforma intellettuale e morale’, un programma di rigenerazione della politica e del paese che rilanciasse la sfida egemonica…Per diffondere un nuovo modo di pensare critico a livello di massa. Berlinguer, in quell’Italia degli inizi degli anni Ottanta, aveva deciso di puntare sulla crescita della soggettività dei ‘subalterni’ e delle ‘subalterne’, senza e contro la quasi totalità delle élite politiche e culturali del paese… Erano tutte tappe di una riforma che voleva cambiare il modo di pensare delle masse, per trasformare la resistenza al liberismo e al decisionismo nella ricerca di un’alternativa e aprire la ‘terza fase’ della lotta per il socialismo”.

Liguori riporta, poi, una risposta di Berlinguer a Moravia che, nel 1982, aveva parlato, a proposito del PCI, di una ‘base staliniana’: “…Io dico base fornita di una robusta coscienza anticapitalistica…Non bisogna lasciare che tale coscienza si disperda…”. Conclude così, Liguori, “…Non erano però astrazioni o, peggio ancora, vaneggiamenti, come qualcuno ha affermato. Esprimevano la proposta di un punto di vista a partire dal quale organizzare la società, il potere politico e anche la vita quotidiana in modi radicalmente diversi da quelli odierni. Berlinguer ha sempre creduto che occorresse tenere ben presenti i rapporti di forza, senza che ciò significasse però cedere all’accettazione della situazione data e del mondo com’è… Che per lanciare una sfida egemonica occorra avere ‘pensieri lunghi’, poiché senza pensieri lunghi si fa solo ‘piccola politica’”. In concreto, tocca ripartire da qui.